LUCA DALL’OLIO – GIGI MONTINI

Ogni volta che ci vediamo Luca Dall’Olio mi segnala una mostra di scarsa eco, una vecchia chiesa nascosta agli itinerari consueti, od un mercatino di straordinarie bagatelles. È curioso. E si entusiasma con quella curiosità. È raffinato. E non si compiace di quel suo buon gusto. Ha doti indubbie, che ben s’attagliano a chi ha scelto di praticare i luoghi dell’arte. Le proporzioni che assume con la sua storia ci fanno sfuggire la possibilità di padroneggiare la pittura al primo impatto. Le sue origini, i suoi fini, le sue forme lontane e le sue manifestazioni infinite ci forniscono nozioni incerte tali da complicare l’interpretazione di un’arte considerata di facile percezione. Aggiungiamo che il nostro concetto di dimensione e di forma non ha alcun valore assoluto essendo determinato da un soggettivo senso estetico e dal confronto costante con noi stessi, ossia con ciò che via via conosciamo. Che cosa ci conduce dunque alla possibilità di tradurre segni e colori nel godimento di un’opera d’arte invece che in un insignificante assemblaggio? È il linguaggio. È la scrittura che un artista adotta per farsi leggere. È il filo conduttore che si rintraccia in ogni sua opera e che con quella scrittura, la sua, ci permette di interpretare ciò che racconta. Può essere fatta di virtuosismi o di invenzione. Può essere improntata maggiormente dal segno o dal colore. Può essere più o meno complicata, più o meno colta, più o meno spontanea, ma deve essere sempre riconoscibile come la scrittura di chi vuole raccontare qualche cosa. La stra grande maggioranza di persone pretende trovare nella pittura l’eco immediata dei suoi sentimenti. Ebbene, il vero valore della pittura sta nell’esatto contrario di ciò. Essa deve coinvolgere, deve catturare l’interesse di chi ne è degno e portarlo alla scoperta di mondi nuovi. Deve muovere la mente alla sensibilità verso emozioni che scaturiscono da quei mondi. Ciò comporta impegno, forse fatica. Come impegno e fatica sono costati all’artista che li ha creati. Luca Dall’Olio è un artista giovane e questo rende sorprendente la capacità che ha avuto di caratterizzare il suo linguaggio. I giovani hanno la grande dote ed il grande difetto … di essere tali. Non si accorgono che anche nelle idee dilaga la moda, aderiscono ciecamente al nuovo, si uniformano, si appiattiscono. Dall’Olio ha capito subito questo ed ha scelto la strada dell’originalità, della fantasia, dell’immaginazione, della tendenza al racconto, meglio ancora alla fiaba. L’essere figlio di poeta, di grande e raffinato poeta, è servito senz’altro a forgiarne l’estro e l’ingegno miscelati con la più sfrenata e sorprendente creatività. Personalmente trovo riduttivo identificare in Dall’Olio l’interprete contemporaneo più efficace della narrativa fiabesca nota in tutto i mondo e che affascina l’uomo di ogni età e cultura. lo considero Luca Dall’Olio capace di invenzioni estetiche che hanno spunti più profondi e che si possono confrontare con quelle di ci viltà preistoriche. Sono invenzioni, le sue, che non perseguono fini di bellezza in senso lato, bensì mirano ad essere la congiunzione tra il mondo dell’inconscio collettivo e la sfera dei miti e leggende che hanno radici soprannaturali. Egli conquista una pittura pulita ed accattivante che si presenta come un gioco di voluta e di intrecci variamente legati a temi e motivi figurativi. Tra questi ultimi spiccano alcuni soggetti che pongono problemi di interpretazione estetica, psicologica ed anche storica. Animali e persone che nell’intento di Dall’Olio sono sempre di concezione fantastica ma sempre orientati a simbolo di rassicurante protezione psichica. Nulla di inquietante in questa pittura. Anzi. In essa vive e si materializza la nostra vita inconscia nel suo aspetto più semplice forse, ma più prepotentemente efficace. Quello di maghi, di fate, di sirene, di cieli, di prati, di case, di fiumi e di mare che non sono evocati da allucinazioni ma da sogni molto, molto vivi. Ho di fronte agli occhi una grande opera di Luca Dall’Olio. La tela offre bagliori azzurri, rossi, gialli, verdi, bruni. Più che colori sono riflessi di diamanti, di rubini, di turchesi, di smeraldi, di zaffiri e topazi. È lo scintillio di un tesoro inaspettato. È la scoperta che fa svanire ogni ricordo di cose terrene dalle nostre anime. È l’incredibile sorpresa di non avere più progetti nella mente, ma neppure rimpianti nel cuore. Restano solo i sogni. Gli basta poco, a Dall’Olio, per catturare la nostra attenzione. Gli basta dipingere una luna all’ultimo quarto per spandere nei nostri occhi un colore, anzi, un bagliore morente che riflette suggestivamente il suo prossimo andarsene via. In ogni quadro di Dall’Olio prende corpo un’invenzione estetica particolarmente felice nelle decorazioni. In esse si intrecciano soprattutto motivi geometrici di estrema originalità, tracciati con incisioni o rilievi, e con timbri intensi come passioni o flebili come sospiri. Il castello era una delle meraviglie nei racconti uditi nella nostra infanzia. Era l’epicentro dei tessuti narrativi sui maghi, dame e cavalieri, ed in quelle vicende il castello figurava come luogo di rifugio e di avventure. Era il teatro dove si ferravano cavalli, si attingeva l’acqua, si infornava il pane, si batteva il ferro sull’incudine e si leggevano o si raccontavano gesta d’armi e d’amori. Era il luogo che ritroviamo in molti quadri di Luca Dall’Olio nei quali l’artista ci fa rivivere tutti quei sogni. In Luca Dall’Olio è ben vivo l’ancestrale ricordo di lontanissimi suoi progenitori. Concretizza e rinnova lo spirito creativo di lontani primitivi e sconosciuti artisti di tutto il mondo. Lo spirito dell’arte di Babele e Sanà, di Ceylon e del Catai, di Melanesia e Figi, di Pasqua e dello Vucatan. Ed anche per il suo merito l’antico retaggio di quello spirito non andrà perduto. Luca Dall’Olio prende spesso il ruolo del nobile signore stravagante che in mezzo agli splendidi paesaggi in cui vive fa costruire veri castelli incantati. Sembra però che la reale bellezza delle cose non gli basti. Perciò immagina e crea, in quei castelli inverosimili, orizzonti scintillanti, foreste dipinte, bruciature dorate di sole, riflessi suggestivi di luna e di stelle. Tanti veri e propri artifici teatrali che inebriano di poesia la sua e la nostra anima. Può accadere di restare sorpresi di fronte alla semplicità fanciullesca che è spesso nei quadri di Luca Dall’Olio. Sorpresi dalla semplicità che però e scevra di astuzia. Non c’è nessuna malizia nelle sue opere, nessun piano premeditato. Ci sono solamente un chiaro stato di rettitudine ostinata e di tranquilla felicità. Ogni dipinto di Luca Dall’Olio porta e diffonde intorno a sé un vago e piacevole benessere dell’anima. Uno di quegli stati d’animo incomprensibili che fanno credere ad una qualche influenza soprannaturale. Una capacità inaspettata di rubare il pensiero dell’artista. Un soggiogato abbandono che fa sentire i legami invisibili che ci uniscono ad esso. Altro aspetto della pittura di Dall’Olio è come essa si articoli sempre sul piano dell’originalità. Originalità che non è certo il suo fine. Essa diventa il mezzo con il quale l’artista racconta i riti dei personaggi e le funzioni delle cose che popolano i suoi dipinti. Immergersi nell’opera di Lucil Dall’Olio significa vivere il rito di passaggio dall’età infantile a quella adulta. Questo rito comprende rivelazioni sorprendenti nella loro essenza, inclusa quella di una nuova forma artistica. Con la quale si riassaporano le eterne vicende dell’esistenza, il racconto infinito della nascita e dei destini terreni ed ultra terreni dell’individuo. La pittura di Dall’Olio si articola in due modi distinti: il più nuovo è rappresentato da fantasiosi castelli costruiti con affascinante vigore e permeati di stuzzicante simbolismo. Del tutto diverse sono le opere che io chiamo “a cielo aperto” di ispirazione più chiaramente naturalistica ma già e per sempre impregnate di venatura fiabesca. Solitamente il pittore figurativo usa le forme che conducono a raffigurazioni realistiche o simboliche. Luca Dall’Olio adotta uno stile che ha un grande potere evocativo di mondi e di forze invisibili. E’ un pittore che sa rappresentare non solo il reale ma anche l’immaginario. Spesso anche le astrazioni.