La filosofia estetica di Dall'Olio fa riconsiderare il nostro tempo e i nostri tempi, e svestire il nostro essere dalle nefandezze di un mondo mercantile che ci dona luci sfavillanti insieme a vuoti miti.

Ci fa capaci di rompere i conformismi con la forza lieve e interiore delle emozioni e, come il primate dell'esperimento, attraverso la creatività riesce a prendere forza la ragione dei sentimenti e di questa si sente finalmente l'urlo o il canto e talvolta la sua scomoda presenza e si ha il coraggio di disobbedire a chi ci vuole muti, incolori e convenzionali.

Artisti come Luca dall'Olio non dovrebbero fare arte perché fanno riscoprire più la vulnerabilità di chi non può essere conforme a nessun coro e a nessun gregge, più vulnerabile sì, ma magnificamente unici e capaci di vivere la vita.

Luca ci dona il suono dell'anima e i colori dei ricordi, i nostri ricordi più belli.

     
     
  "A cielo aperto"

Sono di fronte a una persona profonda e sensibile che analizza le cose a fondo, vuole capirle e spiegarle. I suoi paesaggi e i suoi personaggi vanno oltre la razionalità per stabilizzarsi in una terra di mezzo, quasi utopistica. Ma cosa è per lui l'utopia? Glielo chiedo sicuro di non ricevere una risposta banale. So che mi risponderà dicendo qualcosa di stupefacente, e infatti: «Ti sembrerà strano ma per me è un qualcosa a cui paradossalmente si può arrivare. Il mio è quasi un combattere con lo stesso significato del termine: voglio pensare che l'utopia non sia … utopistica. Nutro la segreta speranza di potere arrivare a tutto ed è proprio da questo che deriva dalla mia visione generale ottimistica e positiva. E non credo che il positivo debba andare per forza a braccetto con la gradevolezza, anche un'esperienza orrenda alla lunga può formarti e forgiare il tuo Io. La vita è un crescere continuo, sono queste le fondamenta dell'animo umano. E' questo il mio modo di pormi col mondo, di giudicare e farmi giudicare, di rendere pubbliche le mie idee tramite i colori e le pennellate».
Sembra quasi un fare arte che tende al filosofeggiante, al riflettere e al far riflettere.

Gabriele Boni

     
     
 

"Cos'e'il sogno"

Ogni volta che ci vediamo Luca Dall'Olio mi segnala una mostra di scarsa eco, una vecchia chiesa nascosta agli itinerari consueti, od un mercatino di straordinarie bagatelles. È curioso. E si entusiasma con quella curiosità. È raffinato. E non si compiace di quel suo buon gusto. Ha doti indubbie, che ben s'attagliano a chi ha scelto di praticare i luoghi dell'arte. Le proporzioni che assume con la sua storia ci fanno sfuggire la possibilità di padroneggiare la pittura al primo impatto. Le sue origini, i suoi fini, le sue forme lontane e le sue manifestazioni infinite ci forniscono nozioni incerte tali da complicare l'interpretazione di un'arte considerata di facile percezione. Aggiungiamo che il nostro concetto di dimensione e di forma non ha alcun valore assoluto essendo determinato da un soggettivo senso estetico e dal confronto costante con noi stessi, ossia con ciò che via via conosciamo.

Gigi Montini

     
     
  "Nei desideri del giorno"

Nei dipinti di Luca Dall'Olio l'Incontro e l'Incanto dell'Uomo in un mondo immaginifico attraverso visioni oniriche di paesaggi inventati: tele dove immergersi, esplorando nella profondità dei sentimenti umani, raccontate con personalità e originalità, memoria di mondi incontrati nei suoi frequenti viaggi all'estero.

Mehran Zelli

     
     
  "Per fare una poesia"

Luca Dall'Olio appartiene a questa rara stirpe di autori capaci di attivare magie inattese, visioni di un mondo da legarsi alla tenera infanzia di ciascuno, ai sogni a occhi aperti inseguiti sul filo incerto del primo scarabocchio accompagnato dalle descrizioni del nostro immaginario piuttosto che assecondato dalla logica di una figura prodotta a stento dalla corsa della matita. E le nostre suggestioni visive erano proprio quelle evocate da Dall'Olio, suggestioni che incontriamo in parte negli articolati racconti di Alinari e ancor di più nei silenziosi scorci di Salvo. Ma nel primo caso fanno la loro invadente comparsa sulla scena personaggi che qui ora non esistono (invece nei quadri di Dall'Olio di qualche anno fa si imponevano anche come icone Guida dei palazzi), mentre in Salvo l'immaginario non supera il limite magico dell'orizzonte di un paesaggio verosimile.

Luciano Caprile

     
     
  "Sedimentazioni sentimentali"

Slarghi di dolci vallate, barriere di vegetazione esotica in cui emerge l'amata palma, atmosfere incantate dalle mille accensioni cromatiche, anse di fiume e angoli di cielo solare diventano così i soggetti delle opere degli anni Ottanta. Le immagini indubbiamente si arricchiscono di dettagli e di preziosità, i segni si infittiscono e disegnano nuove trame, ogni preciso riferimento al reale si allontana per essere sostituito dalle stesse magiche suggestioni che provoca. Ancora compare il senso della tela come spazio di apparizione di momenti diversificati, come "finestra aperta sul mondo"; solo che ad essere rappresentato ora non è solo l'universo del visibile. La tessitura pittorica procede per fasce, dall'alto in basso, da sinistra a destra, come una pagina di scrittura e pare strutturare un racconto iconico svolgentesi su due piani continuamente intercomunicanti.

Giuseppe Bonini

     
     
  "UN GIOVANE PRINCIPE NELL'IMPERO DEI SOGNI"

Credo che lo stile già caratterizzato, maturo, del nostro giovane artista si spieghi così: un "pensiero della presenza" che sollecita assiduamente i sedimenti culturali del subconscio, l'accettazione del reale nonostante la tentazione costante della trasfigurazione. "Nella sua pittura - ha detto J. Pierre Jouvet, un critico che è stato fra i primi a occuparsi di lui - un albero è un albero, il cielo è il cielo; ma è un albero diverso, è un cielo diverso; e così le spiagge, i campi, le nuvole. Tutto è rovistato, stravolto, ridimensionato dall'autore in una fiabesca reinvenzione dei soggetti, e della loro anima emblematica". Così è che Dall'Olio, nel nominare le cose e nel catalogarle secondo quell'ordine poetico baumgartiano di cui si diceva, resta un attento testimone del proprio tempo, con una lucidità abbastanza sorprendente in chi, per il privilegio della verde età, potrebbe ancora permettersi il lusso del dépaysement nel fiabesco fine a se stesso. Mentre si tratta sempre di un "fiabesco concettuale", costruito su strutture rigorose.

Ugo Ronfani

     
     
  Utopia linfa creatina

Se pensiamo al percorso di Luca dall'Olio tutto sembra finire al suo inizio. Perché in fondo nel sogno non esiste evoluzione. Immaginiamo di nascere ancora nella non conoscenza del nostro essere. Puri, sognatori dei liquidi e dei rumori acquisiti dentro la placenta, nell'involucro d'orina in cui sangue è nutrimento. Bambini che mai hanno vissuto la vita e che sognano l'origine; immaginiamo di poter riesumare dalla coscienza di una tristezza comune l'idea di una città ideale (come spazio di vita) che in noi esiste. Levati i muri che delimitano e recintano di confini inutili le proprietà, allora, in quel sentiero di libertà potremmo riappropriarci della purezza del pensiero. Quindi non evoluzione ma ritorno ad una origine che in noi esiste, celata, rinchiusa, coperta e annichilita dalla veglia e dall'educazione ad occhi aperti. In questo ritorno oggi il paesaggio incantato incarna questa pulizia. Rigore, anche, in cui il riordino della memoria non diviene casuale, in cui la coscienza di una verità nascosta dalla veglia possa semmai determinare un ritorno al normale. Perché non trarre dai sogni risposte concrete per la nostra coscienza. Una legge sana pronta a fornire il massimo del bisogno nel minimo sforzo. Parlavo di riordino e ordine. Ecco come si presenta il sogno ripulito di Luca dall'Olio; ecco come il dipinto diviene visione immediata e ripetuta di elementi ordinati e fatti riemergere dalle più segrete e lontane condizioni. Dal caos all'ordine; dallo scioglimento della linea, quasi Chagalliana, ad un regime in cui tutto dialoga senza rumore dentro un paesaggio creato con lo scrupolo della sopravvivenza degli elementi abitatori.

Marcello Riccioni