
Accade talvolta di ricordare un sogno. Immagini apparentemente vivide raccontate sotto forma di narrazione, filmica, dove vince l’idea di un ricordo prossimo, immediato, quasi senza tempo. Poi la ricerca del significato, allegorico, simbologie di visioni senza suoni che emanano unicamente stati d’animo. L’idea del ricordo, scientificamente impossibile da sostenere, insieme alla superstizione che in quegli elementi disorganici, fatti di immagini con piccoli spicchi di significato, possa nascondersi il nostro vero sapere, la nostra reale progenie, il nostro desiderio. Il luogo dei sogni raramente compare. Si racconta spesso dell’accaduto dove l’attore provoca o subisce, agisce o funge da spettatore. Anche la confusione genera il sogno. Rammento di aver passeggiato con mia madre-uomo dentro un giardino forse ricavato da un qualche film. Mia madre uomo; il demonio addirittura un’arancia. Balza di qua e di là, senza sosta, cerca di colpire ma poi si ferma. Ricordo l’arancia e la sensazione del demonio. Tutto si appiattisce.
Marcello Riccioni